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Le macchine lavoreranno per noi, promettono. Intanto abbiamo imparato a rispondere alle email anche mentre aspettiamo che cuocia la pasta.

Il futuro viene spesso raccontato così: l’intelligenza artificiale svolgerà i compiti noiosi, i robot si occuperanno delle faccende e noi avremo finalmente tempo per vivere. Bellissimo. Resta una domanda: sapremo usarlo... il tempo?

Perché abbiamo già inventato parecchi strumenti per risparmiare tempo. Poi abbiamo riempito il tempo risparmiato con altre cose da fare. Una volta aspettavi una lettera. Oggi, se non rispondi entro venti minuti, qualcuno ti scrive: «Tutto bene?». Che significa: «Ho visto che eri online».

La produttività ha sempre fame

Immagina di riuscire a svolgere in due ore un lavoro che prima ne richiedeva otto. Potresti finire prima. Oppure ricevere altri tre lavori, perché adesso “ci metti un attimo”. La tecnologia rende possibile una riduzione della fatica. Come distribuire quel vantaggio dipende dalle scelte di aziende, istituzioni e persone. Il software, da solo, difficilmente organizzerà una riunione per difendere il tuo pomeriggio libero. E anche noi potremmo contribuire al problema: «Già che ho finito, faccio un’altra cosa». Poi un’altra. Alle nove di sera siamo ancora lì, orgogliosi di aver ottimizzato la giornata fino a renderla invivibile.

Il tempo libero può metterci in difficoltà

Siamo abituati a presentarci attraverso ciò che facciamo. Lavoro, incarichi, risultati, impegni. Quando ci fermiamo, può arrivare una sensazione strana: se oggi non produco niente, quanto valgo?

Un futuro con meno lavoro richiederebbe anche un cambiamento culturale. Dovremmo imparare a riconoscere valore nella cura, nelle relazioni, nella curiosità, nella partecipazione alla vita comune, e nelle cose che facciamo semplicemente perché ci piacciono. Suonare male la chitarra, per esempio, potrebbe continuare a essere un’attività perfettamente legittima. Anche senza un piano per monetizzarla.

Il futuro comincia da un’ora

Prova a immaginare di avere un’ora libera ogni giorno, garantita. Come la useresti?

Se la prima risposta è «Recupererei il lavoro arretrato», forse il problema merita attenzione già adesso. Potresti dedicarla a qualcuno. Camminare. Imparare qualcosa senza dover ottenere un attestato. Sederti e lasciare che la giornata smetta, per un momento, di chiederti prestazioni. Non sappiamo quanto tempo ci restituiranno le tecnologie future. Possiamo però cominciare a decidere quale vita vorremmo metterci dentro. Altrimenti rischiamo di costruire macchine velocissime per correre sempre di più, senza aver scelto dove andare... o sbaglio?

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